martedì 15 novembre 2016

Sangue e violenza in carcere a Cassino: il resoconto dell’accaduto

Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa contenente alcune dichiarazioni del Dott. Donato CAPECE – segretario generale SAPPE – Segreteria Generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

«Domenica di violenza nel carcere di Cassino, dove un detenuto straniero scoperto dagli altri ristretti a rubare nelle celle ha rischiato il linciaggio dai compagni di detenzione. A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE. Maurizio Somma, segretario nazionale SAPPE per il Lazio, spiega: “Ieri pomeriggio, al secondo piano della II^ Sezione detentiva della Casa circondariale di Cassino, alcuni detenuti hanno scoperto un altro ristretto, di nazionalità straniera, che entrava nelle altre celle con il chiaro intento di appropriarsi indebitamente di oggetti altrui.

Scoperto, è stato accerchiato ed avrebbe rischiato il linciaggio se non fosse stato presente sul piano per il giro di contro un poliziotto penitenziario, che è poi rimasto ferito perché colpito ad una gamba da un colpo inferto con uno sgabello. Al collega ferito va la nostra solidarietà e vicinanza, oltre alla gratitudine per avere impedito che la situazione tesissima tra i detenuti non degenerasse ulteriormente”.

Donato Capece, segretario generale del SAPPE, punta il dito contro il sistema della “vigilanza dinamica” e del regime detentivo aperto, che consente ai detenuti di strae molte ore al giorno fuori dalle celle: “Questi sono i frutti di una sorveglianza ridotta in conseguenza della cervellotica vigilanza dinamica, dell’autogestione delle carceri o della sottoscrizione di ridicoli ‘patti di responsabilità’ da parte dei detenuti che sembrano essere l’unica risposta sterile dei vertici del DAP all’emergenza penitenziaria e che rispondono alla solita logica “discendente” che “scarica” sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità. Non a caso il SAPPE da subito propose che i vari progetti sui circuiti penitenziari venissero ratificati dai vertici del Dap, dal direttore del carcere e dalla competente magistratura di sorveglianza mediante l’’apposizione in calce delle rispettive firme, che diano vita, questo sì, a un “patto di responsabilità”, o meglio di corresponsabilità davanti a ogni autorità giudiziaria, tra il livello di amministrazione centrale, regionale e periferico”.

E aggiunge: “Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti, dovrebbe associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Polizia Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza e della sorveglianza interna”.

Il SAPPE ricorda che alla data del 31 ottobre scorso erano detenute a Cassino circa 300 persone rispetto ai 200 posti letto regolamentari; erano, invece, 54.912 i detenuti complessivamente presenti sul territorio nazionale: oltre 18.570 i ristretti stranieri.

Il Segretario Generale del SAPPE denuncia anche il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere che vede coinvolti detenuti stranieri, come avvenuto a Cassino. “’E’ sintomatico”, spiega il leader nazionale dei Baschi Azzurri, “che negli ultimi dieci anni ci sia stata un’impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni ’90 sono passati oggi ad essere oltre 18mila e 570. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d’origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia’. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione”».

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