domenica 20 maggio 2012 redazione@cassino24.it

PSI di Cassino sul divorzio Petrarcone-Udc: “Manca la politica”

A distanza di un anno dalle elezioni, alla paralisi amministrativa si aggiunge l’implosione politica: l’alleanza di opportunità sorta all’indomani del primo turno e tenuta nascosta agli elettori fino all’esito del ballottaggio – tra UDC e le forze politiche che avevano sostenuto Petrarcone – non c’è più; per ora, perché quattro anni sono ancora tanti, perché Petrarcone potrebbe avere bisogno di aiuto in Consiglio, e perché l’UDC di Cassino, per conformazione genetica, non riesce a stare troppo a lungo lontano dal potere di governo. Quello che colpisce, nel caso specifico, è la mancanza della politica, di argomenti politici, la qual cosa trasforma la “rottura” in una baruffa interna per la difesa di postazioni di potere. Basti considerare che, per un anno, i consiglieri eletti da Petrarcone e quelli dell’UDC hanno litigato praticamente su tutto (tranne che sulla demolizione della rotatoria), eppure la “rottura” non si è consumata sulla revoca della variante al piano regolatore né sulla istituzione del registro delle unioni civili (iniziative ad impatto amministrativo zero, come il PSI ha già avuto modo di osservare, ma non prive di significato politico); la spaccatura si è verificata quando i consiglieri UDC sono passati da tre a quattro: la qual cosa, ovviamente, avrebbe “pesato” nei rapporti interni alla maggioranza e nella distribuzione del potere amministrativo.

Dalla vicenda ne esce malissimo l’UDC, che sconta le conseguenze di errori politici molto gravi, compiuti già all’indomani del primo turno elettorale, quando, pur di provare a recuperare qualche posizione di potere, non ha esitato a cancellare un’alleanza che, essendo fondata su basi politiche, poteva diventare un progetto politico ed aprire, a Cassino, una prospettiva riformista che costituisse il momento di incontro del socialismo democratico e delle forze moderate di ispirazione cattolica e liberale. L’UDC ha preferito il piccolo cabotaggio, e “incassare” la presidenza del Consiglio comunale e la “vicinanza” ad un assessore. Se ne è valsa la pena, non è un problema del Partito socialista; quello che è certo è che l’UDC si è infilato in un vicolo cieco, che non poteva dargli prospettive (né alla sua destra né alla sua sinistra), ed ora si trova del tutto isolato, annichilito da una umiliazione politica che è molto più grave della sconfitta dello scorso anno, perché ne mina la credibilità (le proposte, le scelte): come spiegherà, ora, ai suoi elettori (ed ai cittadini di Cassino) che quel signore, che era il nemico e poi era diventato buono, è tornato ad essere cattivo? E tutto questo accade alla vigilia delle elezioni politiche.

Ma dalla vicenda ne esce molto male anche il sindaco: non deve essere dimenticato, infatti, che è stato proprio Petrarcone ad imporre l’alleanza con l’UDC ai suoi consiglieri, alcuni dei quali, obiettivamente, non l’hanno mai digerita; che è stato proprio Petrarcone ad imporre l’allargamento “strabico” della coalizione. Che ora, a distanza di un anno, Petrarcone riconosca di aver commesso un errore – che, secondo quanto si ostinano a sostenere gli esponenti della maggioranza, è costata la paralisi dell’azione amministrativa – non diminuisce le sue responsabilità politiche; tanto più se si considera la genericità delle sue dichiarazioni, prive di ogni valenza prospettica, e, quindi, politica, le quali parlano di “pugnalate” senza che sia precisato quali siano state queste pugnalate, in che cosa siano consistite.

Ovviamente, molte responsabilità sono degli stessi consiglieri eletti da Petrarcone: i quali hanno accettato supinamente l’alleanza con l’UDC imposta dal sindaco; i quali, in un anno, non hanno mai neppure provato a svolgere una funzione di orientamento politico dell’azione amministrativa, abdicando del tutto, peraltro, al ruolo di controllo connaturato all’organo assembleare; i quali non hanno saputo far altro che esprimere soddisfazione per la “rottura” con l’UDC, senza riuscire – neppure uno di loro – a delineare una prospettiva politica, un percorso programmatico, e limitandosi ad evocare, per l’ennesima volta, il ritorno dell’entusiasmo elettorale, che pure, stando ai fatti, non ha permesso loro di superare la paralisi amministrativa.

Peraltro, le dichiarazioni di soddisfazione e di noncuranza per la forte riduzione del divario tra maggioranza ed opposizioni consiliari sorprendono molto perché mostrano di ignorare che l’assottigliamento dei numeri della maggioranza aumenta smisuratamente il potere di “pressione” di ciascun singolo consigliere (e ce ne sono diversi che già manifestano segni di insofferenza): ed è quello che l’ordinamento aveva voluto impedire con la riforma elettorale del 1993. Quello che sfugge ai consiglieri eletti da Petrarcone è che, paradossalmente, proprio la presenza dell’UDC aveva dato loro maggiore compattezza; e che ora, venendo a mancare quell’elemento di coagulo, diviene maggiore il rischio di sfarinamento politico, aumenterà la loro litigiosità. In verità – ed è questo l’altro forte limite della maggioranza – il problema di Petrarcone e dei suoi consiglieri non è solo quello dei numeri, ma, soprattutto, quello della gravissima perdita di consenso nella città: per carità, loro possono benissimo continuare a dire di essere bravi, possono continuare a dire che i loro assessori sono dei fulmini e possono raccontare, senza contraddittorio, queste favolette a qualche cittadino; senza entrare nel merito di questi aspetti (sui quali, peraltro, il PSI ha già ampiamente osservato), il dato di fatto è che con l’uscita dalla maggioranza dell’UDC un’altra parte significativa della città sarà contro l’amministrazione di Petrarcone ed i suoi consiglieri. È questo, per la maggioranza, il problema politico più grave e più difficilmente sostenibile nel medio periodo: avere contro (se rimaniamo ai dati elettorali) quasi il novanta per cento dei cittadini, ai quali, peraltro, non riesce a dare alcuna risposta amministrativa.

Rispetto a questo problema, vi sono due possibilità: Petrarcone ed i suoi consiglieri possono asserragliarsi nel fortino di piazza de Gasperi, rimanendovi fino a quando sarà possibile, proseguendo nell’isolamento politico e amministrativo; oppure possono aprire una fase politica nuova, costruire nel confronto di idee quel cambiamento che hanno saputo solo annunciare in campagna elettorale. La prima soluzione è quella più probabile; la seconda quella più impegnativa e suggestiva, ma anche quella che potrebbe dare maggiori soddisfazioni agli attuali amministratori (dipende da come si intende la politica). Staremo a vedere; ovviamente, il PSI proseguirà nella funzione di controllo critico (e, cioè, di merito) e nella attività di elaborazione di proposte da sottoporre alla valutazione dei cittadini, in funzione della costruzione a Cassino di un progetto politico volto ad assicurare una amministrazione che affronti effettivamente i problemi dei cittadini e dia soluzioni.

Per il resto, in effetti, la nuova situazione che si è determinata nella maggioranza consiliare pone un problema in ordine alla presidenza del Consiglio comunale; ma questo, tuttavia, non perché tale carica affidata ad un esponente della minoranza costituisca una anomalia (è vero, semmai, il contrario). In proposito, il Partito socialista ritiene che un presidente autorevole dovrebbe prendere atto della nuova situazione politica e rassegnare il mandato all’assemblea, la quale valuterà se permangono le ragioni politiche che avevano determinato quella elezione.

Comitato direttivo PSI Cassino

DOPO AVER LETTO QUESTO ARTICOLO MI SENTO
  • INDIGNATO
  • TRISTE
  • INDIFFERENTE
  • ALLEGRO
  • SODDISFATTO
VUOI ESSERE SEMPRE AGGIORNATO?
Per ricevere le nostre notizie su smartphone o tablet: clicca qui e scarica la nostra App gratuita
I PIU' LETTI DELLA SETTIMANA