martedì 17 novembre 2015 redazione@cassino24.it

Ora tutti hanno goduto “sadicamente”, è bene ricordare la verità su Montecassino

«In questi giorni in tutto il mondo i media godono quasi sadicamente a parlare non di Montecassino bensì a descrivere le imprese, modeste e banali, di un insetto che ha avuto pure lui la fortuna rarissima di essere stato accolto nel sacro recinto del Cenobio, di averne goduto la vicinanza, essersene nutrito, averne avuto apporti e rapporti. Un vile e modesto ladruncolo di mele, il fatto di esser vissuto un istante nella Casa di San Benedetto, è divenuto un motivo quasi di onorificenza, perfino un alibi delle sue malefatte, assurto alle prime pagine della cronaca planetaria! Una specie di transfert, per cui le intraprese miserevoli di un ladruncolo di strada, solo perché consumate, proditoriamente e vilmente, in uno dei pochissimi luoghi eccelsi della umanità, debbano quasi sminuirsi, quasi identificate con il Cenobio medesimo!

Gratificante invece e edificante è rammentare che cosa è Montecassino e che cosa rappresenta. Montecassino è il primo baluardo della civiltà e della cultura occidentali; quando la Chiesa di Roma non esisteva e anzi ancora arrancava tra discordie e antipapi e violenze che troveranno finalmente l’inizio della conclusione con Gregorio VII papa benedettino (anno mille) e coi suoi successori di schiatta ciociara (Innocenzo III, ecc.) il messaggio di San Benedetto irradiato dal Sacro Monte aveva già da secoli prima letteralmente invaso e inondato l’Europa: quasi duecento anni prima del grande Gregorio VII, in tutta Europa si contavano già circa ottocento monasteri maschili e mille femminili, emanazioni di Montecassino!

E tra questi alcuni rappresentano e accompagnano la nascita e la evoluzione verso la civiltà e la cultura e l’amore per la Divinità dei rispettivi Paesi: Cluny, Fulda, Reichenau, Ettal, S.Gallo, Einsiedeln… Questo successo strepitoso e universale della parola ed esempio dell’umile monaco di Montecassino comportò che la sua ‘Regola’ divenisse il libro più letto e più conosciuto in quei tempi dopo la Bibbia. Quando si sente parlare di ‘Regola’ si pensa subito a precetti e ammonizioni noiose e pedanti. Ma la si legga e si aprirà un mondo inaspettato, non di prescrizioni e imperativi bensì di consigli e di raccomandazioni così concreti e terreni da restarne sbalorditi e si capirà anche perché, per esempio, ancora oggi, l’epoca della informatica, una delle letture commentate e discusse nei seminari e congressi di manager e di dirigenti aziendali in tutto il mondo siano certi principi e insegnamenti di San Benedetto presenti nella sua ‘Regola’.

Eppure siamo nel sesto secolo, nel periodo più oscuro e primitivo dell’Occidente, morte violenza e prevaricazione ne erano gli ingredienti. Questo monaco dunque fu un gigante di intelligenza e di senso pratico, una divina infusione, sulla cima di quel monte. Tutti gli ordini monastici più antichi sono nati e sviluppati dalle sue parole: i cistercensi, i certosini, gli olivetani, i camaldolesi…E’ S.Benedetto che ha insegnato a leggere e a scrivere alla umanità. È a Montecassino che per primo si mise in pratica ufficialmente e pubblicamente l’uso e l’impiego della parola e della scrittura che poi fu portato in tutta Europa, parecchi secoli prima che fossero scoperti i caratteri mobili della stampa: fu questo monaco umile eccezionale, amato e odiato, che impiantò una vera e propria scuola di scrittura e di lettura, già in quegli anni bui, motivo di richiamo e di studio.

Fu lui che per primo nella storia della umanità sottolineò il valore della preghiera e del colloquio personale con la divinità, fu lui per primo che promosse e divulgò il valore e il significato della istruzione, fu lui il primo anche a liberare l’uomo dalla schiavitù totale alla quale era soggiogato dagli inizi dei tempi e a predicare e a illustrare invece non solo la importanza del lavoro ma anche il suo ruolo di strumento anche esso che assieme alla preghiera e allo studio ci avvicina a Dio: e la cura della bellezza in ogni sua espressione quale cornice di ogni attività deve pure essere obbiettivo delle azioni e comportamenti. Concetti sconvolgenti quasi destabilizzanti e perfino sobillatori che scossero l’Europa dalle fondamenta e fecero dell’insegnamento di San Benedetto la pietra miliare e la guida del mondo intiero.

E il suo messaggio del lavoro quale strumento nobile e di amore di Dio e di realizzazione della propria umanità passò secoli più tardi per le mani di quell’altro riformatore cristiano che fu Giovanni Calvino che addirittura del lavoro e del successo personale di ognuno fece il segno della gratificazione di Dio e perfino della predestinazione, senza menzionare l’uso altrettanto rivoluzionario ma meno ‘cristiano’ che ne farà secoli più tardi anche quell’altro grande della umanità che fu Carlo Marx. Tutto dunque è partito da Montecassino, la prima fiamma che ha illuminato e riscaldato la umanità. Il colophon, il finalino di questo libro che è l’insegnamento di Montecassino oggi ancora più attuale e significativo, è pur sempre istruttivo rinvenirlo nella silloge apodittica dello sconosciuto brillante ermeneuta del 1800 allorchè sintetizzò il suo insegnamento, felicemente in: ora, labora et lege.

A dispetto di vicende umane negative che purtroppo accompagnano il percorso esistenziale, l’Abbazia di Montecassino è stata fino ai giorni nostri punto di riferimento e di richiamo e di ammaestramento. Certo è che molto più meriterebbe tale significativa realtà, in iniziative e proposte tali da tenere e nutrire sempre di più la fiamma originaria ma purtroppo cominciano a mancare le forze, le vocazioni diminuiscono in modo esponenziale, il numero dei monaci si assottiglia sempre di più.

A fronte di tale stato di fatto e a fronte anche di nuove emergenze che si sono abbattute ultimamente quali la perdita e lo spodestamento nel 2013 dalla secolare diocesi, la ‘promozione’ anzi la rimozione vera e propria nel 2007 di un suo amato abate della ricostruzione postbellica a arcivescovo di Gaeta, la perdita nel 2013 della facoltà consolidata e secolare ad eleggere il proprio abate da parte della comunità dei monaci, i guasti e i danni di immagine che sta provocando l’insetto ’mariuolo’ di craxiana memoria inseritosi nei gangli vitali dell’abbazia, tutto ciò è motivo di turbamento nella vita del Sacro Cenobio; epperò siamo fiduciosi che anche questo momento, sicuramente assieme alla distruzione del 1944, il peggiore e più buio della storia, sarà gradualmente superato e dimenticato, nel segno che marca il cammino di Montecassino da sempre: succisa virescit, anche se mi tagli, ho la forza di rigerminare».

Michele Santulli

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