24 novembre 2012 redazione@ciociaria24.net

Lio Sambucci: “Perché noi Socialisti votiamo Bersani”

Bersani si è fatto promotore di un progetto politico (fondato sull’alleanza tra PD, SEL e PSI) che ha permesso la costruzione, in Italia, di una sinistra riformista di stampo europeo, che trova evidente riferimento nei partiti socialisti continentali e nel PES; una sinistra riformista che ha avuto il coraggio di segnare una cesura netta rispetto ai settarismi ideologici ed alle tensioni solo antagonistiche e protestatarie che hanno relegato la sinistra stessa ad un ruolo politico marginale, di mera testimonianza. Una sinistra riformista che si candida – con buone possibilità di successo – al governo del Paese, sulla base della piattaforma programmatica e di impegno costituita dalla carta di intenti sottoscritta dai segretari dei partiti della coalizione. È questo il vero portato politico del progetto proposto da Bersani; e questo, per chi da sempre si riconosce nei valori del socialismo democratico europeo, è più che sufficiente per votare (alle elezioni primarie) Bersani: il cui merito principale (senza voler entrare nel dettaglio dei programmi), agli occhi di un socialista, è quella di aver individuato nitidamente un percorso politico che conduce al sistema valoriale del socialismo europeo e della tradizione della sinistra riformista.

E che si tratti della strada giusta lo dimostrano due circostanze politicamente molto significative: il PD (partito-guida della coalizione) continua a crescere nei sondaggi; il recupero dell’IDV sulle posizioni riformiste della coalizione (è di qualche giorno fa l’invito di Di Pietro ai militanti del partito a votare Bersani o Vendola). Rispetto alla prospettiva indicata dal segretario del PD, colpisce il grave ritardo della proposta di Renzi in termini di chiarezza: non è chiaro quale sarebbe (in caso di vittoria alle primarie) la sua coalizione di governo né se vi sarà coalizione: rispetto ai partiti alleati del PD, resiste esplicitamente a SEL e non ha mai neppure citato il PSI: peraltro, in questo – in questo suo sprezzo per i partiti più deboli elettoralmente – Renzi è molto vicino a D’Alema.

Si affannano inutilmente: a loro ricordiamo che se è vero che in politica le idee devono misurarsi con il consenso elettorale, è altrettanto vero che i voti non potranno mai abbattere le idee, le quali – specie quando sono fondate su un solido sistema valoriale (come quelle socialiste) – sono destinate a resistere imperituramente ai voti stessi (che sono congiunturali), ai Renzi, ai D’Alema, ai Veltroni. Né ha chiarito, il giovane sindaco di Firenze, se sarà solo il Partito democratico a doversi occupare dell’attuazione dei semplici postulati neoliberisti che diffonde con la sua abilità comunicativa (in questo, invece, è simile a Berlusconi): così rispolverando il mantra veltroniano dell’autosufficienza del PD, che tanto male ha fatto all’Italia (consegnandola alla destra) ed alla sinistra (cancellandola dal Parlamento).

Su Vendola, il ragionamento sarebbe più complesso (e non può essere qui sviluppato nella sua interezza), perché non possono essere sottovalutati il senso di responsabilità e lo sforzo con cui sta provando a spostare, con la necessaria gradualità, una tradizione importante della sinistra italiana su posizioni più riformiste. Questa sua missione, fondamentale per portare a compimento il processo di formazione in Italia di una sinistra riformista che sappia assumersi responsabilità di governo, induce ad essere indulgenti verso le facili demagogie dell’oratore impostato che dai salotti televisivi arringa le pance (di una parte) degli italiani stremati dalle contingenze recessive; anche se noi (socialisti) continuiamo a preferire il governatore pragmatico, che sa farsi carico dei mille problemi dei suoi cittadini e porre in essere soluzioni, bilanciando interessi diversi, e non di rado contrapposti.

Siamo certi che Vendola, in cuor suo, tifi per Bersani, e che, anzi, abbia costituito l’alleanza e preso parte alle primarie proprio per rendere possibile che Bersani potesse proporre agli italiani un progetto di governo ispirato alle socialdemocrazie europee ed alla sinistra democratica continentale. Solo la vittoria di Bersani potrà rendere possibile la prosecuzione del processo di evoluzione della sinistra italiana, la quale, dopo le elezioni, potrebbe dare vita ad un patto federativo. In Italia, la “terza Repubblica”, che sorge dalle ceneri della destra berlusconiana, potrebbe iniziare con la nascita di una grande forza della sinistra riformista, saldamente ispirata ai valori del socialismo democratico europeo. Questo vogliamo noi socialisti; per questo votiamo Bersani.

I promotori del Comitato Socialisti, italiani ed europei, per Bersani:

Alessandro Varone, Aurelio P. Ranaldi, Franco Candido, Angela Capaldi, Marcello Cavaliere, Mauro Cernesi, Costanza De Vivo, Pietro Di Mambro, Giovanni Fortu, Gianrico Ranaldi, Lio Sambucci, Antonella Spiridigliozzi, Giuseppe Spiridigliozzi, Valerio Vacca, Giorgio Verrecchia, Andrea Vizzaccaro, Ludovico Zonfrilli.

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