giovedì 14 febbraio 2013

La stella De Monaco illumina il cammino della Virtus Intervista al campione cassinate uomo simbolo dei rossoblu

DE-MONACO

Di settimana in settimana, a suon di vittorie, la Virtus TSB Cassino sta accorciando le distanze che la separano dalla conquista anzitempo del campionato. Sono tanti i fattori che stanno contribuendo alla perfetta riuscita di questo progetto, ma quello, forse, decisivo, ha un nome e un cognome: Furio De Monaco. Dopo una carriera prestigiosa che lo ha portato a girare tra le piazze più importanti del basket nazionale (Desio, Pistoia, Ragusa, Scafati, S. Antimo e Matera su tutte), con alle spalle due stagioni in A1, due in A2, sette in B1, tre in B2 e due in C1, l’esperto atleta classe 1976 ha deciso di tornare nella sua terra natale per chiudere la carriera, legando indissolubilmente il suo nome ai colori rossoblu del team della Terra di San Benedetto. Alla vigilia del delicata trasferta di Guidonia contro il Collefiorito, venerdì alle 21, l’uomo simbolo dei cassinati fa il punto della situazione sul progetto Virtus che ha “sposato” la scorsa estate.

Furio, innanzitutto partiamo da sabato scorso. In una partita in cui ti sei reso assoluto protagonista, in campo sembravate letteralmente indiavolati. Come fate ad avere tutta questa “fame” dopo ben 17 vittorie consecutive?
«È una questione di stimoli e obiettivi. Siamo un gruppo di giocatori molto competitivi ed esperti e quando hai questo connubio di fattori sicuramente parti con un vantaggio di default non indifferente. Siamo consci del nostro valore e cerchiamo di dimostrarlo ogni qual volta scendiamo in campo e finora i risultati sono dalla nostra parte».

Dall’alto della tua esperienza stai trascinando la Virtus alla conquista del campionato. Se continuate di questo passo la promozione sembra essere solo una formalità…
«Dall’alto della mia esperienza sto dando una mano alla Virtus, ma la forza della nostra squadra è il gruppo inteso come società, staff e poi in ultimo i giocatori. Se non hai radici solide, difficilmente rimani in piedi a lungo, e non sono parole di circostanza. Basta vedere che quelle volte in cui non ho giocato per infortuni, oppure quel paio di volte in cui abbiamo subito espulsioni esagerate, il gruppo non ha accusato il colpo, anzi, si è compattato ancora di più e questo è sinonimo di grande forza e motivo di orgoglio. Riguardo al parlare di formalità ci andrei cauto. Ci aspettano partite insidiose e sappiamo che nessuno ci regala niente, anzi, quando incontrano noi, tutte le squadre tirano fuori quel qualcosa in più. Ti assicuro che in molti vorrebbero togliersi lo sfizio di batterci…».

Nel tuo pedigree vanti diverse stagioni in serie A, con apparizioni anche con le nazionali giovanili. Quali sono i “segreti del mestiere” che hai imparato nelle tue esperienze nel grande basket e che poi ti sono ritornati utili nel corso della tua carriera?
«Le cose che mi aveva già insegnato mio padre: serietà ed etica del lavoro. Sono qualità imprescindibili se vuoi riuscire a fare qualsiasi cosa nella vita. Per quanto riguarda il lato tecnico, ti dico che beh… in serie A ho visto da un punto di vista molto privilegiato e ‘toccato’ qualche volta in campo quali fantastici risultati le due qualità di prima conferiscano se applicate a giocatori di grandissimo talento. Ma devo aggiungere che anche nelle categorie minori ho trovato ottimi esempi. Ho avuto il piacere di incrociare giocatori che avrebbero meritato di giocare a livelli più alti. Ogni allenamento, ogni partita, erano motivi di stimolo per migliorare, allora cosi come cerco di fare ancora oggi».

Sappiamo che hai deciso di venire a chiudere la carriera nella tua città, naturalmente se giochi ancora così i tifosi virtussini sperano di rimandare quel momento il più possibile. Vogliamo rassicurarli?
«Rivolgiamo insieme sentite e sincere preghiere a Santa Salute. Certo, il tempo non lo puoi ingannare in eterno, non sono più ‘gazzelloso’ come un tempo, ma cerco di mantenermi in forma il più possibile perché amo le sensazioni che il campo mi da e vorrei continuare a provarle il più a lungo possibile. Anche se mi rendo conto che queste parole dette da uno che va per i 37 fanno quasi tenerezza… (ride, ndr)».

Nella Virtus sei una vera e propria guida per i tanti giovani. Come ti trovi in questa seconda veste? E cosa cerchi di trasmettere loro?
«Approfitto di questa domanda per fare ‘outing’ verso i giovani che contribuisco ad allenare. Ragazzi, vi voglio bene! Ti assicuro che se leggono questo svengono, visto che di solito sono ‘leggermente’ esigente e giusto un ‘pochino’ pressante nei loro confronti. Però glielo devo. Qui si parla molto della prima squadra che è imbattuta, ma io vorrei portare l’attenzione su questi ragazzi che danno il 110% ogni volta che vengono in palestra. Questa seconda veste mi piace, è bello trasmettere la mia conoscenza ed esperienza. Credo sia una cosa naturale e giusta non disperdere quello che molti hanno dato a me. In proposito, insieme alla società già stiamo studiando un programma di allenamenti che vada oltre la stagione agonistica e di questo sono entusiasta. I nostri giovani devono essere felici, sono parte integrante del nostro sistema, hanno tutta la nostra attenzione e avranno ancora un bel po’ di cazziatoni da me se non seguono le giuste direttive».

Ad inizio stagione ci avevi detto che il tuo obiettivo era di consolidare il progetto Virtus. Con questi risultati verrebbe quasi da dire “missione compiuta”…
«Ti direi missione compiuta se il progetto avesse avuto una durata di pochi mesi, ma qui guardiamo oltre. Per quanto riguarda la prima squadra in fondo ancora non abbiamo raggiunto l’obiettivo, quindi testa bassa e lavorare. Per il resto invece sono già molto contento, e mi riferisco al settore minibasket e alle varie rappresentative under. La società non lascia nulla al caso e questo mi rende orgoglioso di poter dire che, anche se non abbiamo una palestra da serie A, chi viene in Virtus si trova ad avere a che fare con persone serie e competenti che non considerano nessuno solo un numero. Siamo una società che cresce e che fa crescere».

Cosa ti aspetti da qui alla fine della stagione dalla squadra?
«Mi aspetto un aumento della dedizione e della concentrazione avuta fino ad ora, dato che siamo in vista del momento cruciale. Per fortuna il nostro allenatore (Luca Vettese, ndr) è preparato. Parla poco, ma quando apre bocca dice sempre quello di cui c’è bisogno. Insomma, siamo in buone mani. E se non bastasse abbiamo il nostro vice (Davide Mastrangelo, ndr) che ci sa pungolare quando meno te l’aspetti».

Venerdì affronterete il Collefiorito, in piena corsa per i play-off. Che partita sarà?
«Dura, fisica, sporca, nervosa. Insomma, quasi una passeggiata di salute… Ripeto: siamo un bersaglio per tutte le squadre che vorrebbero appendere il lupo della Virtus nella stanza dei trofei. Ma noi vogliamo continuare nella nostra campagna e sensibilizzare le masse: “No al bracconaggio”!».

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