CASSINO – Nido comunale: l’intento è quello di offrire agli utenti un servizio di qualità

giovedì 6 settembre 2012     178 visite

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“Credo che si stia facendo molta demagogia e confusione sulle rette che da questa’anno dovranno essere versate per usufruire... (continua)

“Credo che si stia facendo molta demagogia e confusione sulle rette che da questa’anno dovranno essere versate per usufruire di un servizio importante qual è quello dell’asilo nido comunale.” A dichiararlo è il presidente della seconda commissione consiliare permanente del Comune di Cassino, Andrea Velardocchia che ha aggiunto: “pur comprendendo e occupandoci quotidianamente del diffuso disagio socio – economico che attanaglia le famiglie della nostra città, come commissione operante nel secondo settore, purtroppo in un momento come questo, in cui la Corte dei Conti ci dice che il Comune si deve riservare il 30% delle spese relative al servizio, noi abbiamo dovuto per forza di cose provvedere, in maniera oculata al regolamento dell’asilo nido e conseguentemente alle rette che, è bene sempre ricordarlo, risalivano entrambi a 25 anni fa (1987). Oltretutto i critici di questa importante scelta amministrativa, dimenticano quanto oggi giorno i Comuni abbiano stretto al collo il cappio degli obblighi di stabilità finanziaria unitamente ai vincoli normativi nazionali e regionali in maniera di asili nido.

Ecco perché a seguito del Consiglio del 24 luglio scorso e dopo un lavoro svolto all’interno della commissione che presiedo, è stato modificato l’articolo 6 per quanto concerne i criteri d’accesso all’asilo nido comunale. Un provvedimento che si è reso necessario innanzitutto per garantire un servizio che sia nel tempo sempre migliore e poi perché, anche in questa circostanza, questa Amministrazione ha voluto tener conto, non solo delle situazioni economico – reddituali, ma anche delle esigenze sociali e familiari all’interno dei nuclei di provenienza dei bambini. Per la prima volta abbiamo introdotto, infatti, criteri a tutela dei nuclei monogenitoriali e di quelli con presenza di disabilità al loro interno.

Ci chiediamo allora se sarebbe stato preferibile lasciare tutto così come era, con una struttura che viveva una situazione di inerzia e che negli ultimi anni, nell’indifferenza generale, aveva conosciuto progressivamente un distacco rispetto ai progetti educativi più avanzati che altre realtà proponevano in sintonia con le esigenze poste dal progresso e dallo sviluppo della società. Riteniamo che un’Amministrazione che si ritenga progressista nel senso pieno del termine deve esprimere una capacità riformatrice che sappia sposare le esigenze di tutela delle fasce sociali di riferimento con un’idea di sviluppo strategico e mirato dei servizi. Con l’ottimo lavoro fatto in sinergia con l’assessore Grossi abbiamo, è utile sottolinearlo, salvaguardato i posti dell’asilo nido a 60 unità, scongiurando così il rischio di una riduzione a 20 posti disponibili; questa si che sarebbe stata una sconfitta per il progetto amministrativo della città di Cassino.”

Sulla questione è intervenuto anche il consigliere e membro della seconda commissione Alberto Ficaccio: “ribadendo che il provvedimento si è reso necessario perché è la Corte dei Conti a dirci che il tetto massimo delle spese da parte del Comune per un servizio deve essere pari al 30% dell’ammontare del costo complessivo, trovo veramente sterili le polemiche che si sono innescate e le strumentalizzazioni che si stanno portando avanti, soprattutto nel momento in cui si considera che, per le fasce più disagiate il costo giornaliero del servizio, comprensivo di pannolini e cibo, è di poco superiore a 2 euro. Tra l’altro abbiamo inteso riformare questo aspetto per rendere la nostra una città al passo con tutte le altre realtà comunali dove c’è un’adeguata attenzione nell’erogazione dei servizi essenziali, tra cui rientra quello dell’asilo nido comunale.” Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere dei democratici, anche essa membro della commissione,

Anna D’Onofrio: “ lo scorso anno abbiamo ricevuto lamentele perché dalle graduatorie erano rimasti fuori persone che dal punto di vista lavorativo – familiare avevano una reale esigenza ad inserire il figlio nell’asilo. Mentre da quest’anno, nonostante tali persone siano rientrate, l’oggetto della polemica si è spostato sull’ammontare delle rette. Tuttavia siamo dell’avviso che, contemperando alle possibilità economiche dei nuclei familiari, per garantire una qualità del servizio è gioco forza necessario introdurre un adeguamento delle tariffe. Le nostre scelte non vengono calate dall’alto sugli utenti, ma sono state attentamente ponderate e valuta, soprattutto sono il frutto di una serie di accertamenti e sopralluoghi che l’assessore e la commissione, con il contributo degli uffici competenti, hanno condotto all’interno dell’asilo nel corso dell’ultimo anno.”

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