lunedì 20 agosto 2012 redazione@cassino24.it

CASSINO – L’assessore Stefania Di Russo: “L’essere umano è posto al centro di tutta l’azione della scienza medica”

“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compie e dell’impegno che assume ogni medico giura di esercitare la Medicina in libertà ed indipendenza di giudizio e di comportamento: di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’Uomo ed il sollievo dalla sofferenza, nonché di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte del paziente.” A sostenerlo l’assessore alla sanità del Comune di Cassino Stefania Di Russo in un’analisi su quelle che è l’evoluzione costante della scienza medica.

“In questo senso – ha continuato la Di Russo – è lapalissiano che l’Essere Umano venga costantemente posto al centro di tutta l’ azione della scienza medica. Ciò premesso ogni medico oggi si ritrova a bilanciarsi tra interrogativi che scuotono fortemente la sua coscienza ed interferiscono con il suo agire professionale: dalla problematica dell’obiezione di coscienza a quelle del testamento biologico, al trincerarsi in una medicina di difesa, al confronto con budget economici di riferimento aziendale, al rapporto con la politica e le sue pretese di gestione. L’evoluzione scientifica ed il forte impulso della genetica hanno sottoposto l’etica tradizionale a forti spinte verso nuove direzioni. Il senso del limite naturale della cura oggi sembra divenire un concetto inaccettabile e ciò ha posto assordanti interrogativi morali su quali siano i limiti di intervento delle tecnologie mediche.

Occorre a questo punto ribadire dei principi base.In primo luogo il diritto di ogni medico ad esprimere un suo giudizio ed a manifestare la propria intima convinzione sul concetto di vita e quindi su atti come l’interruzione volontaria di gravidanza, la conservazione di embrioni e l’utilizzo di cellule staminali provenienti da essi. Nessuno vuol nascondersi dietro un dito, ma ad ognuno non si neghi la libertà di scelta specialmente su argomenti che coinvolgono tanto le coscienze e sconvolgono altrettanto il senso della professione. D’altro canto bisogna precisare che una cosa è il discutibile diritto alla disponibilità del proprio corpo e del proprio destino, ma ben altra questione è il presunto diritto di chiedere al medico di piegare lo svolgimento della sua professione alla somministrazione della morte, anche se in situazioni eccezionali.”

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