29 novembre 2014 redazione@ciociaria24.net

Bimbo di tre anni morto in ambulanza: il papà chiede giustizia

Il piccolo era in cura per il citomegalovirus, una malattia che aveva debellato ma che ancora gli provocava la paresi gastrica.

Il Gip del Tribunale di Cassino, come riportato da Il Punto a Mezzogiorno nell’articolo a firma di Ermanno Amadei, « ha ritenuto che sulla morte del piccolo Massimiliano Serretiello, appena tre anni, deceduto il primo marzo 2013 sull’ambulanza mentre veniva trasferito dall’ospedale di Cassino all’Umberto I di Roma, non vi fossero colpe e ha emesso provvedimento di archiviazione.»

Il padre del bambino, attraverso il quotidiano on-line cassinate, ha dichiarato: «Ancora oggi non sappiamo chi ha colpe per la morte di mio figlio, sappiamo che la morte è stata causata da una peritonite conseguente a perforazione gastrica con dispersione del contenuto gastrico-alimentare nel cavo peritoneale […]». Il piccolo, per la cronaca era in cura per il citomegalovirus, una malattia che aveva debellato ma che ancora gli provocava la paresi gastrica. Per questo aveva bisogno dell’inserimento di una sonda che dal naso scendeva fino allo stomaco per aspirargli i succhi gastrici.

La notte del 1° marzo 2013 in ospedale a Cassino, si legge su Il Punto a Mezzogiorno, i sanitari avevano reimpiantato il sondino al piccolo, che però è morto in ambulanza mentre la mattina dopo lo stavano trasferendo a Roma. Relativamente a quanto accaduto in quei momenti il papà del piccolo ha le idee chiare: «[…]la consulenza che abbiamo prodotto sostiene l’ipotesi che a bucare lo stomaco potrebbe essere stata la sonda gastrica inserita proprio al Santa Scolastica[…]».

A peggiorare le cose, sempre secondo quanto dichiarato dal genitore a Il Punto a Mezzogiorno, «l’atteggiamento di attesa, dei medici e la scelta di non intervenire chirurgicamente pur essendoci tutti gli indicatori che avrebbero dovuto consigliare di sottoporre il bambino ad operazione chirurgica urgente per ‘addome acuto’. Hanno preferito, invece, trasferirlo a Roma». L’avvocato della famiglia di Massimilano, potrebbe valutare una richiesta di riapertura delle indagini.

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