venerdì 27 maggio 2016 redazione@cassino24.it

Bandiere rosse davanti ai cancelli della Fiat di Piedimonte san Germano

Al cancello due, della FCA di Piedimonte San Germano, dominato da una grande insegna “Alfa Romeo”, verso le 12,30 del 26 maggio, si muove qualcosa di nuovo. Donne e uomini, jeans e maglietta, bandiere rosse del PRC e del Carc (un’associazione di sinistra che presenta un candidato a sindaco nelle elezioni di Cassino) si preparano per tenere un comizio al cambio di turno fra le 13,00 e le 14,00. Escono quelli che hanno “attaccato” alle 6 ed entrano quelli che “staccheranno” alle 22,00. Il terzo turno, quello notturno, non c’è, infatti ancora molte sono le ore di cassa integrazione.

Si capisce subito che non è un fatto usuale, non è routine. Infatti è una iniziativa assunta da Rifondazione Comunista della provincia di Frosinone sotto la guida del suo giovane segretario Paolo Ceccano, dopo moltissimi anni che davanti ai cancelli di quello stabilimento mancano i partiti politici. Che si tratti di una novità, in parte inattesa, è confermato dal fermento dietro i cancelli, che in pochi minuti si trasforma in un intervento “minaccioso”. Si fa per dire. Arriva un’auto bianca della società “Sirio” del corpo dei vigilantes che cominciano a chiedere di allontanarsi e di rimuovere bandiere e striscioni. La parola “privato”, riferita agli spazi “occupati”, diventa inflazionata nel giro di attimi. Poi, come soddisfatti della propria missione, sgommando e tirando le marce allo spasimo vanno via.

Il sole è estivo, ombra manco a parlarne, tranne sotto qualche albero che ospita chi scrive e l’immancabile Digos che si presenta, come quasi sempre, in maniera cordiale verso chi partecipa, disoccupati e lavoratori. Fair play professionale? Meglio così che altro. Il comizio si avvia, mentre alcuni lavoratori escono ed altri entrano. La domanda che tutti si erano posti: si fermeranno? Trova subito una risposta, “No”, nessuno si ferma, ma neppure si affretta ad andarsene, anzi in qualcuno si può leggere un sorriso di simpatia. Certo, che cosa ci si può aspettare dopo tanti anni di lontananza dei partiti dai luoghi di lavoro e dai lavoratori?

Guglielmo Maddè, candidato a sindaco per il comune di Esperia, una giovane, Fabiana bella e appassionata, rompono il ghiaccio e iniziano a parlare. Lasciano il microfono a Paolo Ferrero, segretario generale di Rifondazione comunista, che in poco più di dieci minuti, passando per i 54 milioni di compensi l’anno che arrivano a Sergio Marchionne, ha ricostruito come in questi ultimi 10-15 anni chi lavora ha perso diritti come è avvenuto con il Jobs Act. In questi giorni si sta rivelando un flop che non assicura nuovi posti di lavoro oltre a non dare più certezze di continuità di occupazione a causa della più ampia libertà di licenziamento concessa agli imprenditori. Dall’alto numero di disoccupati e dal basso potere d’acquisto dei salari – prosegue Ferrero – che lasciano invenduti tanti prodotti industriali egli giunge alla necessità di cambiare o cancellare la legge Fornero per anticipare l’età di pensionamento. Alla fine sottolinea come dalla Francia vengano segnali importanti: i lavoratori, i giovani, i cittadini nel loro insieme stanno dimostrando che contro le politiche di austerità si può combattere e si combatte allargando il fronte e con inusitata resistenza.

Dopo Ferrero ha parlato un altro Paolo, ma che di cognome fa Ceccano e ha spiegato perchè ha voluto questo appuntamento davanti ai cancelli della FCA di Piedimonte S. Germano. La fabbrica – ha spiegato – deve essere un luogo di democrazia, dove si produce anche con motivazione e dove chi lavora deve sentire vicino chi li sostiene. Insieme alla difesa dei diritti sindacali deve esserci la vicinanza delle idee politiche in cui credono e che li ispirano. Molto puntuale e critico è stato parlando degli esuberi che si profilano nonostante la nuova produzione della Giulia. 1763 lavoratori da ricollocare, forse a Pomigliano. Forse!? Ma la Regione che paga le infrastrutture con le nostre tasse non sa negoziare con FCA (Marchionne) per difendere gli occupati del Lazio prima che se ne aggiungano altri ai 380.000 disoccupati già esistenti?

Su gentile concessione di Ignazzio Mazzoli

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