13 gennaio 2012 redazione@ciociaria24.net

Abbruzzese sul Piano Casa: presto per fare bilanci. Meno demagogia e più fiducia.

Il Piano Casa della Regione Lazio, messo a punto dal governo Polverini, ha già prodotto, in pochissimi mesi, risultati migliori rispetto a quello pensato, redatto e poi emanato dalla precedente amministrazione regionale. E’ quindi decisamente prematuro assumere un atteggiamento così critico, arrivando a definirlo addirittura un ‘flop’. Non dimentichiamo che la legge approvata dall’allora centrosinistra di Marrazzo, in due anni, è riuscita a produrre poco più di cento domande su tutto il territorio regionale. Oggi, invece, in soli tre mesi, sono state ricevute più di duecento domande e solo considerando i capoluoghi di provincia. Se poi volessimo allargarci a tutto il territorio laziale, arriveremo complessivamente ad oltre settecento domande, come ha più volte sottolineato l’assessore regionale all’Urbanistica, Luciano Ciocchetti. Sono quindi fermamente convito che nelle prossime settimane si riusciranno a raggiungere tutti gli obiettivi che il centrodestra si è prefissato al fine di soddisfare le esigenze non solo dei cittadini, ma anche delle imprese”.
Lo ha riferito in una nota il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Mario Abbruzzese.

Faccio inoltre presente – ha aggiunto Abbruzzese – che siamo in attesa dell’apertura di una seconda fase che partirà dal 31 gennaio 2012, termine entro il quale i 378 Comuni sono stati invitati a formalizzare eventuali cambi di destinazione d’uso e le demolizioni per poi ricostruire. Ripeto: è troppo presto per fare un bilancio, soprattutto se questo viene riferito a dati che si limitano ad un arco temporale di appena tre mesi. Il Piano Casa si conferma come una legge particolarmente significativa perché servirà a rimettere in moto l’economia di una regione come il Lazio che muove l’11% del Pil nazionale. Lo avevamo promesso in campagna elettorale, inserendo il Piano tra i provvedimenti fondanti del nostro programma, e così è stato. Del resto le stime rese note dal Cresme ci dicono che questo dispositivo produrrà un incremento di circa 3milioni di metri cubi e un giro di affari pari a più di 1 miliardo di euro. Per non parlare della vera e propria ‘scossa’ occupazionale che potrebbe determinare un aumento di 15mila posti di lavoro diretti e di circa 20mila nell’indotto. Sono convinto che la demagogia debba essere intelligentemente sostituita da una buona dose di fiducia, tanto più se si lavora per lo sviluppo e l’occupazione di interi territori, non di meno per la provincia di Frosinone”.

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